CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DI STORIA DELLA PSICHIATRIA
 
 

il San Lazzaro 1/6


Nel 1821 il Duca Francesco IV d’Este emana una serie di decreti che trasformano il San Lazzaro in “Stabilimento Generale delle Case de’ Pazzi degli Stati Estensi”.
Viene designato come direttore un medico, Antonio Galloni, che l’anno precedente era stato inviato dal Duca a compiere un viaggio di studio presso i principali manicomi italiani, tra cui quelli di Lucca, Firenze, Aversa, e che verrà incaricato di redigere un progetto di ristrutturazione e riorganizzazione complessive del San Lazzaro, grazie al quale esso giungerà ad iscriversi nel più generale processo di riforma delle istituzioni manicomiali che aveva avuto tra i suoi protagonisti, alcuni decenni prima, Tuke in Inghilterra, Pinel in Francia, Reil in Germania, Daquin in Savoia.
Risalgono al 1178 le prime notizie riguardanti un luogo dedicato a San Lazzaro e destinato ad accogliere i lebbrosi, ma è solo nel 1217 che esso verrà ubicato nell’area che occupa ancor oggi e che progressivamente si estenderà; sappiamo inoltre che in occasione della pestilenza del 1348 il San Lazzaro funzionerà da luogo di ricovero per i contagiati, ma bisognerà attendere il 1536 perché nella popolazione che il San Lazzaro accoglie faccia la sua comparsa la prima figura – un “pazzerello” – che annuncia la sua futura destinazione ad accogliere quella vasta ed eterogenea popolazione “sragionevole” che i nascenti stati moderni si occuperanno di controllare e governare.

È infatti a partire dalla prima metà del XVI secolo che, di fronte alla progressiva diminuzione dei lebbrosi, il San Lazzaro viene destinato ad accogliere anche “invalidi, decrepiti, storpi, epilettici, sordomuti, ciechi, paralitici”, entrando di diritto così a far parte, all’inizio dell’età moderna, del più generale processo di controllo della povertà, del vagabondaggio, della mendicità.
Nasce così il sistema delle Opere Pie, che raggruppa “Ospitali”, “Ospizi”, ricoveri, i quali verranno unificati, nel 1754, all’interno di un’unica amministrazione, e di cui sarà parte anche il San Lazzaro, oramai destinato però al ricovero dei soli “poveri mentecatti”.
Questo complesso dispositivo, in modo tutt’altro che lineare ed obbedendo ad istanze e strategie sovente contrastanti (in un’epoca che va dal governo napoleonico alla restaurazione estense) si inserirà nel movimento di riforma e trasformazione della pubblica assistenza (1808) che elabora nuovi procedimenti di gestione e controllo del fenomeno di ciò che si converrà di chiamare la “devianza” in genere, e promuove, nel ventennio che va dal 1819 al 1839, la riforma dell’assistenza sanitaria con Francesco IV.