il San Lazzaro 2/6
È in questo contesto che il San Lazzaro inizierà a specificare la propria funzione.
La Direzione del Galloni avvia difatti un processo, già avanzato fuori d’Italia, grazie al quale nuove forme di conoscenza, di presa in carico e di trattamento della follia consentiranno di sottrarre la follia alla eterogeneità della sua precedente coabitazione (non senza che questa l’avesse caricata dei suoi poteri immaginari) e di oggettivarla nella malattia mentale.
Con il nuovo regolamento organico approntato da Galloni comincia a essere messa in atto una rigida selettività nei procedimenti di ammissione: solo i pazzi curabili – secondo una vocazione e destinazione eminentemente terapeutica più volte sottolineata dal medico-direttore – “e quelli specialmente la cui pazzia riesca più incomoda e dannosa alla società”.
È allora che il San Lazzaro muta profondamente il proprio assetto politico-amministrativo: attraverso il sistema delle dozzine si garantisce in parte l’autofinanziamento dell’istituto; nuove norme regolano rigidamente l’assunzione del personale; l’edificio si amplia per adattarsi alle nuove esigenze del trattamento medico.
Si viene delineando un complesso meccanismo di cui il medico-direttore costituisce l’architrave: “Il direttore è il centro d’autorità all’interno dell’ospedale, non si saprebbe fare niente senza di lui; è lui solo che fa le assegnazioni dei malati alle diverse sezioni, che ordina i medicinali, le compagnie, le occupazioni, i lavori, le diete; assegna le ricompense, le pene ed i mezzi di coercizione”.
E se tale funzione esercita un influsso benefico sulla vita dei ricoverati, grazie all’abolizione dell’uso indiscriminato di detti mezzi di contenzione e di coercizione, alla “umanizzazione” delle condizioni di vita dei malati (attraverso il miglioramento dell’organizzazione materiale degli ambienti di vita e delle strutture architettoniche) ed alla applicazione dei principi del “trattamento morale” (che ricorre anche a villeggiature, visite a teatro, ad una libertà di movimenti insospettata, all’edificazione religiosa, all’attività fisica) che fanno del San Lazzaro “non più oscuro carcere” bensì “provvido ospizio, ove la scienza caritatevole offriva ricovero, sollievo, salvezza”, resta tuttavia il fatto che essa definisce l’architettura di una gigantesca operazione pedagogica che mira alla rieducazione ed alla normalizzazione dei comportamenti, ottenuti essenzialmente grazie al lavoro, alla disciplina, all’esempio, al gioco delle ricompense e delle punizioni,all’addestramento “all’ordine ed all’obbedienza”.
Per usare le parole dello stesso Galloni, si tratta di assoggettare “tutti gli alienati ad un governo e ad una disciplina domestica generale”.
Il manicomio inoltre, in virtù della struttura d’ordine che predispone e dell’organizzazione dello sguardo medico che in esso può esercitarsi, comincia a funzionare anche come spazio clinico, luogo della “clinica psichiatrica” come “pura scienza dell’osservazione”, in cui la follia viene considerata come un genere omogeneo al cui interno vengono ritagliate delle specie organizzate in base a quadri sincronici, ovvero delle sindromi la cui specificità viene definita dalla manifestazione più visibile e rilevante dello stato morboso, e che per Galloni sono raggruppabili in cinque classi – sul modello della tassonomia introdotta da Pinel e rivista da Esquirol – rappresentate dalla mania, dalla monomania, dalla demenza, dalla stupidità acuta e dall’idiotismo.
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