il San Lazzaro 3/6
La direzione di Antonio Galloni si conclude nel 1855.
I ricoverati, dai 21 iniziali, sono diventati 233, con “grande aumento dei degenti cronici istituzionalizzati”, secondo una tendenza che caratterizza tutta la vicenda delle istituzioni manicomiali in Europa a partire da quest’epoca.
A Galloni succede come medico-direttore, fino al 1870, Luigi Biagi, con il quale inizia un periodo di decadenza del rigore clinico, dell’efficacia terapeutica, delle condizioni complessive di vita dell’istituto che, nel 1859, assume la denominazione di “Frenocomio di San Lazzaro” e diviene “stabilimento generale per l’Emilia”.
Le polemiche sviluppatesi nel mondo psichiatrico italiano sulle “miserevoli condizioni” dell’istituto esplodono nel 1870 provocando le dimissioni del Biagi che verrà sostituito alla direzione da Ignazio Zani fino al 1873.
Questo sarà un periodo caratterizzato da diverse trasformazioni architettoniche e strutturali, ulteriormente sviluppate dal successivo direttore Carlo Livi (1873-1877), con il quale verranno trasformati ed allargati sia i fabbricati destinati ai ricoverati sia i servizi generali, ulteriormente sviluppate le attività della colonia agricola fondata nel 1872.
Il San Lazzaro funziona secondo un modello di vita ordinata, economicamente efficiente ed autosufficiente, organizzato in base a quello che Livi chiamerà “sistema disseminato”.
Crescono i beni prodotti, cresce il numero dei fabbricati.
E cresce la popolazione rinchiusa (nel 1877 i ricoverati sono 599).
Il periodo post-unitario evidenzia inoltre la presenza di uno stretto intreccio tra pratica medico-psichiatrica e vicenda politica e sociale del nuovo stato unitario, tesa ad ottenere da un lato la razionalizzazione delle strutture sanitarie, e dall’altro l’elaborazione di codici teorici in cui sempre più frequentemente si assiste all’identificazione di malattia, crimine e devianza.
Per fronteggiare il “progressivo e veramente impressionante aumento del numero dei pazzi, che si verifica non solo in tutte le parti d’Italia, ma anche in tutte le parti del mondo civile, e che è dovuto ad un complesso di cause igieniche, sociali, ereditarie” (A. Tamburini), assistiamo al graduale tentativo compiuto nel San Lazzaro di adeguare le strutture e i meccanismi del sapere e della pratica psichiatrici: vengono così avviati nell’istituto l’insegnamento e la ricerca di clinica psichiatrica in collaborazione con l’Università di Modena (dal 1874); vengono ampliati i laboratori scientifici, a cui si aggiunge un laboratorio di istologia; vengono istituiti un laboratorio di psicologia sperimentale, un gabinetto elettroterapico, un laboratorio per le analisi chimiche annesso alla farmacia; vengono creati dei musei (di anticaglie, craniologico ed anatomico); viene in generale sviluppata l’attività di ricerca e di sperimentazione animale.
Viene infine fondata, nel 1875, la “Rivista Sperimentale di Freniatria e Medicina Legale delle Alienazioni Mentali”, per oltre un secolo destinata ad essere il principale organo scientifico della psichiatria italiana.
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