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P. Pinel, Traité médico-philosiphique sur l’aliénation mentale
Paris, 1809 (prima edizione: Paris, An IX)
Il Traité rappresenta uno dei testi inaugurali della vicenda della psichiatria nella prima metà dell’Ottocento.
In esso, infatti, viene predisposta la prima nosografia sistematica, fondata sull’esperienza clinica, delle “specie” isolate fin dall’Antichità (melanconia o delirio parziale, mania o delirio sistematizzato, demenza o indebolimento intellettuale generalizzato, idiotismo o abolizione totale delle funzioni dell’intelletto).
Pinel inoltre vi elabora coerentemente la dottrina del “trattamento morale” (già applicata, ma solo empiricamente dagli alienisti inglesi) fondato sul riconoscimento che il folle non è semplicemente un “insensato”, ma un “alienato”, nella cui soggettività resta una parte di ragione mai del tutto smarrita con cui la medicina mentale può istituire una relazione terapeutica (dialettica).
E proprio attraverso il riconoscimento della possibilità di modificare la relazione tra il soggetto e la sua follia avviene l’intronizzazione del “personaggio medico” come elemento centrale del dispositivo asilare.
I suoi poteri consentiranno infatti di padroneggiare e “governare” una follia che, sottratta all’inquietudine della sragione, diventerà, come malattia, un semplice “oggetto” della medicina.
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