Fondo Antico
- Scheda 15/28

J. M. Charcot, Oeuvres complètes
Paris, 1876-1890
Dopo che con Briquet, alla metà dell’Ottocento, l’isteria era diventata una “patologia dell’emotività”, è grazie a Charcot, nelle sue celebri lezioni del martedì alla Salpêtrière, che viene aperta la strada, pur se a contrario rispetto all’impostazione rigorosamente neurologica, fondata su un metodo che si voleva solamente anatomo-clinico, al riconoscimento dell’isteria come “malattia psichica per eccellenza”, indipendente da lesioni cerebrali anatomicamente determinate.
Legando l’analisi dell’isteria a quella dei fenomeni dell’ipnotismo, alle manifestazioni della suggestione ed alla questione della sessualità, Charcot rende possibile una duplice prospettiva: da un lato quella di Bernheim, Liebeault e della scuola di Nancy, che ridurrà sostanzialmente l’isteria ad una “psiconevrosi emozionale”.
Dall’altro quella di Janet e soprattutto di Freud.
Sarà con quest’ultimo che l’interferenza tra ricerche sull’isteria e ipnosi provocherà lo schiudersi del campo clinico dell’inconscio.
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