CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DI STORIA DELLA PSICHIATRIA
 

Fondo Antico - Scheda 24/28

S. Freud, “Die zukünftigen Chancen der psychoanalytischen Therapie”, Zentrlblatt für Psychoanalyse
I, 1/2, 1910


Tra la Traumdeutung (1899) e la seconda parte dell’Abriss (1938), la scoperta della psicoanalisi rappresenta il principio di una contestazione radicale del dispositivo che ordina il funzionamento del sapere nell’istituzione psichiatrica e che Kraepelin aveva magistralmente riassunto allorché aveva dichiarato che l’ignoranza della lingua del paziente era una condizione d’osservazione del tutto favorevole.

Freud infatti ha demistificato tutte le strutture asilari e, come è stato scritto, ha abolito il silenzio e lo sguardo, facendo tacere le istanze della condanna, a partire dal momento in cui la terapia ha il suo atto inaugurale nella domanda del paziente, il suo senso nella possibilità di enunciazione offerta ad una parola destinata a consentire l’oggettivazione della sofferenza (e non del soggetto sofferente), il suo materiale nella storia dei malati ed i suoi effetti in virtù della relazione che viene istituita con un terapeuta che vi impegna, innanzitutto, la propria soggettività e l’etica che la sostiene.

A orientare tale nuovo dispositivo della cura, una configurazione del tutto inedita del sapere intorno alla finitudine umana, fondata sull’insistenza del desiderio e sulla ripetizione della morte, ovvero sulla legge di quell’”altra scena” che Freud chiamerà l’inconscio, di cui egli, per primo, ha inteso il linguaggio ed elaborato la logica.


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