CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DI STORIA DELLA PSICHIATRIA
 

Fondo Antico - Scheda 26/28

K. Jaspers, Allgemeine Psychopathologie
Berlin, 1913


Insieme ai saggi ed articoli che all’incirca nella stessa epoca L. Binswanger ed E. Strauss andavano redigendo in una prospettiva rigorosamente fenomenologica, il libro di Jaspers prelude ad un nuovo modo di accostarsi alla follia ed al soggetto che ne fa l’esperienza.

Cessando di essere un puro dato naturale, una costellazione di sintomi, un oggetto su cui altri hanno potere di decifrazione e di intervento, la follia viene restituita alla sua duplice natura di evento e di struttura che il medico dovrà innanzitutto “comprendere”.

Questa conversione dello “sguardo medico” comporta infatti l’abbandono delle tecniche esplicative utilizzate nell’ambito delle Naturwissenschaften, basate su di una causalità meccanica ritenuta valida solo per gli enti esclusivamente naturali, a favore del ritorno ai dati primitivi dell’esperienza patologica.

L’analisi dovrà vertere sulle forme di coscienza che i pazienti stessi hanno della propria condizione e sul modo in cui si producono le alterazioni delle strutture fondamentali dell’esperienza, cioè le forme temporali, lo spazio come organizzazione del mondo vissuto, le relazioni con l’universo sociale e con il corpo proprio.

L’interpretazione fenomenologica delle “forme della presenza” nell’esperienza umana comporta infine, e soprattutto, la radicale messa in discussione dell’a priori storico su cui fino ad allora si era retta tutta la storia del sapere psichiatrico: la partizione tra il normale ed il patologico, la differenza, come diceva Binswanger, “tra sano e malato”.


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