Fondo Antico
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E. Moniz,”Les premières tentatives opératoires dans le traitement de certaines psychoses”,
in L’Encéphale, 31, 2, n. 1, 1936
Neurologo di origine portoghese, dopo la scoperta dell’angiografia cerebrale, metterà a punto le prime tecniche psicochirurgiche negli anni trenta.
All’epoca la fisiopatologia aveva evidenziato la funzione del lobo prefrontale nella regolazione dei processi emozionali e della vita psichica.
Moniz ne indurrà che diversi disturbi psichiatrici sono in relazione con la costituzione di connessioni neuronali patologicamente stabili, e che pertanto, per guarire le forme patologiche, “occorre distruggere” i complessi di connessioni anormali.
Ciò grazie a due tecniche: l’iniezione di alcool nel centro ovale dei due lobi prefrontali, ma soprattutto la leucotopia frontale, chiamata in seguito da Freeman e Watts, lobotomia, ovvero la resezione chirurgica delle fibre nervose associative della sostanza bianca.
Lo scacco terapeutico sarà totale, ma ciò non impedirà il rapido diffondersi della tecnica in questione, che si iscrive così nel novero delle terapie “invasive”, come l’insulinoterapia di Sakel, lo choc provocato col Metrazol da von Meduna o l’elettroshock introdotto nel 1938 da Cerletti e Bini.
Tali tecniche cominceranno ad essere abbandonate solo a partire dagli anni ’50, dopo le scoperte di Delay, Denicker, Laborit, sugli effetti della clorpromazina, con cui si apre l’epoca dei neurolettici e della psicofarmacologia.
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