CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DI STORIA DELLA PSICHIATRIA
 
 

Laboratori Scientifici


Negli ultimi decenni dell’Ottocento il manicomio non era più solo un istituto per la custodia e la cura dei malati di mente, ma anche un luogo di osservazione e di ricerca scientifica, il luogo del “sapere psichiatrico”.

Per tentare di spiegare il mistero della follia, la psichiatria attribuiva sempre maggiore importanza alle indagini anatomopatologiche e alle ricerche neurologiche: il disturbo psichico veniva considerato il sintomo di una alterazione o di una lesione organica.
Si spiega così l’istituzione dei Laboratori di istologia, batteriologia e chimica, la presenza di una sala anatomica per le autopsie o quella di due sale per esperimenti di vivisezione sugli animali.

Attento a fornire uno spessore sperimentale alla psichiatria, Augusto Tamburini, direttore del San Lazzaro dal 1877 al 1907, nel 1880 fondava anche un Laboratorio di psicologia sperimentale, il primo in Italia, dove furono condotte importanti ricerche sui tempi di reazione.
Ma anche l’antropologia, con lo studio dell’evoluzione umana, doveva in qualche modo interessare la psichiatria: le dimensioni e la forma della scatola cranica, la statura e la lunghezza degli arti potevano segnalare un incompleto sviluppo fisico, un ritorno al passato che portava inevitabilmente con sé anche un regresso psichico, appunto la follia.

La psichiatria diviene dunque “scienza” delle malattie mentali entrando, per così dire, nei laboratori di ricerca, crescendo su una base eterogenea che ha continuato ad arricchirsi nel nostro secolo, garantendo una pluralità di prospettive in grado di restituire la complessità della mente umana.

E proprio per restituire tale eterogeneità, gli strumenti scientifici esposti sono stati riuniti in sezioni, corrispondenti ai Laboratori esistenti al San Lazzaro tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900.


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