Anoressia, bulimia e autostima individuale: l’Azienda ospedaliera Irccs Santa Maria Nuova in prima linea per la salute femminile con un progetto di prevenzione proposto alle giovanissime generazioni attraverso gli istituti di istruzione superiore

Reggio Emilia, 29 Ottobre 2015

È dimostrato che l’alimentazione può essere fondamentale nella prevenzione e nella cura di diverse patologie. Scelte alimentari consapevoli associate a un sano stile di vita sono il presupposto per mantenere il corpo e la mente in buona salute. La prevenzione delle principali patologie femminili collegate alla sfera alimentare è la premessa dell’H-Open month promosso da O.N.Da (Osservatorio nazionale sulla salute della donna) al quale anche l’Azienda ospedaliera Irccs Santa Maria Nuova aderisce in questo mese di Ottobre.  
  
Il secondo degli appuntamenti sul tema dell’alimentazione organizzati dall’Arcispedale è intitolato: “La prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare” e si svolgerà sabato 31 ottobre a Palazzo Rocca Saporiti. Parteciperanno la dottoressa Enrica Manicardi, responsabile della struttura semplice di Diabetologia e Disturbi del comportamento alimentare, la dottoressa Anna Maria Gibin, psicologa del programma disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl, il dottor Enrico Semrov, direttore Area Nord Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, la dottoressa Angela Zannini, internista del programma Disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl, la signora Manuela Bianchini, presidente dell’associazione “Briciole”, la dottoressa Giulia Camozzi, psicologa dell’Arcispedale, la dottoressa Anna Maria Ferrari, responsabile del Progetto Promozione Salute Dipartimento Sanità pubblica e referente Ausl Luoghi di prevenzione e il dottor Marco Tamelli, psicologo di Luoghi di Prevenzione
  
Qual è il profilo di chi si ammala? Il rapporto è sempre di 9 femmine per 1 maschio. L’età più a rischio è quella della adolescenza: dai 13 ai 19 anni. Ma oggi c’è un dato preoccupante: l’età in cui ci si ammala si sta abbassando, con bambine che presentano disturbi già alle scuole elementari, a 10 o addirittura 8 anni.
 
Nell’occasione il team di esperti dell’Arcispedale e dell’Ausl, in collaborazione con Luoghi di prevenzione, presenterà ai docenti della scuola media superiore una proposta di progetto da realizzarsi negli istituti scolastici. L’obiettivo è offrire strumenti di valutazione e sviluppo dell’autostima nei ragazzi. È dimostrato, infatti, che la scarsa considerazione di sé rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di Disturbi del comportamento alimentare (Dca). 
  
“L’idea di effettuare un’indagine che rilevi il livello di autostima dei giovani – spiega la dottoressa Manicardi - prende le mosse da studi citati dal ministero della Salute come elementi di dimostrata utilità nella prevenzione dell’anoressia nervosa. Nel Quaderno della salute monotematico pubblicato nel luglio 2013 e reperibile sul sito del Ministero si sottolinea infatti che fare crescere l’autostima nell’adolescente significa contrastare il rischio di anoressia. La famiglia, la scuola, la società, le istituzioni in genere, dovrebbero coralmente offrire ai giovani gli strumenti necessari per acquisire una coscienza chiara e consapevole che serva da orientamento per intraprendere l’arduo cammino della vita in modo maturo e responsabile>”. 
 
L’Ufficio Stampa 
 
In allegato: brochure evento 
 
 

L’APPROFONDIMENTO:  I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA) 

In un anno i ricoveri ospedalieri per disturbi del comportamento alimentare rappresentano il 5% dei casi di anoressia seguiti dall’Ausl di Reggio, complessivamente dai 200 ai 300 in ragione annua.
La durata del ricovero ospedaliero è il vero problema: restare in ospedale molti mesi significa perdere le lezioni scolastiche e i contatti con gli amici, quindi affrontare un lungo periodo di isolamento dalla realtà esterna.
Sono circa 10 all'anno le pazienti ricoverate. Dal 2014 viene data la possibilità di fare pasti assistiti in compagnia del personale sanitario in regime di day service, in modo da evitare il ricovero ospedaliero. La squadra di professionisti che gestisce ogni singolo caso è composta da un nutrizionista, un dietista e una psicologa. In base alle evidenze cliniche possono essere coinvolti anche lo psichiatra o il neuropsichiatra per i più piccoli.