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Alla Redazione de Il Resto del Carlino in merito agli articoli sui tempi di attesa per attività chirurgica

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Mercoledì, 05 Dicembre 2018

In relazione all’articolo pubblicato oggi relativamente ai tempi di attesa della attività chirurgica ci dispiace rilevare che il Resto del Carlino non abbia dato possibilità di replica contestuale alla Direzione dell’azienda.

E’ chiaro anche a chi non si occupi di Sanità ed abbia un desiderio di comprendere il fenomeno (e non di volerlo strumentalizzare) che 5.300 pazienti in attesa di un intervento sono l’1% della popolazione complessiva e che fra questi 5.300 ci sono quelli in lista d’attesa da un giorno e quelli in attesa da un anno. Il dato è rilevate in valore assoluto ma, in rapporto alla produzione annuale, viene proporzionalmente ridimensionato considerando che in un anno l’Azienda pubblica di Reggio Emilia produce 26.000 interventi chirurgici in regime di ricovero e 40.000 interventi in regime ambulatoriale.

Dei 5.300 pazienti in lista di attesa ce ne sono più di mille in sospeso in relazione ad esigenze personali, di lavoro o per iter diagnostico ancora in corso.

A ciò va aggiunto che il dato, così come richiesto e pubblicato, era volutamente strumentale ai fini di innescare una polemica priva di fondamento. Pensare di fotografare una situazione dinamica (che si costruisce giorno per giorno) con un’istantanea sarebbe come pensare di poter valutare un film guardandone solo un singolo fermo-immagine

Ogni giorno entrano in lista d’attesa pazienti con diverse patologie e diversi livelli di gravità.

Questi livelli vengono codificati in codici A (attesa massima 30 gg), codici B (attesa massima 60 gg.), codici C (attesa massima 180 gg) e codici D (attesa massima 365 gg).

I casi urgenti e più gravi vengono operati rispettivamente entro le 24 ore o entro 30 gg. Nessun ritardo e nessun rischio di compromissione delle condizioni dei pazienti!

E’ chiaro che questi casi più complessi e urgenti sopravanzano nella programmazione delle sedute operatorie i casi che magari sono in attesa da più tempo, ma che possono essere differiti senza compromissione degli esiti di salute del paziente. Così una frattura di femore nell’anziano diventa una priorità che deve essere operata entro 48 ore e sopravanza nella programmazione la protesi d’anca già in lista di attesa da tempo. Sia sulle fratture di femore dell’anziano che nelle protesi d’anca la nostra Azienda ha raggiunto l’obiettivo assegnato dalla Regione e dal Ministero, prevedendo percorsi separati tra urgenza e attività programmata .

Chi attende da un anno evidentemente ha un codice di gravità D e l’attesa è esattamente quella prevista dal codice.

Nel 2018 oltre il 90% dei pazienti in lista nei nostri ospedali è stato operato entro i tempi previsti dal codice di priorità assegnato e ogni settimana le liste operatorie vengono predisposte sulla base delle scadenze degli stessi codici.

Si tratta di dati pubblici ed inconfutabili: nel 2018 la produzione chirurgica complessiva in provincia di Reggio è considerevolmente aumentata. A fronte di un mantenimento degli interventi chirurgici in regime di degenza, gli interventi in ambulatoriale sono aumentati di circa 2.000 nel primo semestre con un incremento percentuale di oltre il 10%. Il dato è importante e significativo se si considera che per una maggiore appropriatezza di setting e coerentemente con le indicazioni ministeriali e regionali, alcune tipologie di intervento sono state ricondotte dal regime di degenza a quello ambulatoriale.  

A livello regionale, sia sul dato retrospettivo, sia sul dato prospettico degli interventi oggetti di monitoraggio, Reggio è la più performante.

Del tutto inutile entrare nel merito degli articoli “di spalla”: sostenere una tesi sviluppando ulteriori argomentazioni, per nulla coerenti col tema in questione, è la conferma indiretta della sua insussistenza.

In questo contesto gli esponenti politici che invocano riorganizzazione e innovazione dovrebbero anche dichiarare quali sono i loro modelli di riferimento a livello nazionale e internazionale.

Da parte nostra l’innovazione l’abbiamo già praticata e questo ci è riconosciuto da addetti ai lavori autorevoli e competenti come il CERGAS dell’Università Bocconi di Milano. Basta vedere lo spazio dedicato nel rapporto OASI 2018 (osservatorio sulle Aziende e sul sistema sanitario Italiano) a riguardo della esperienza  di Reggio Emilia sulla programmazione e gestione dell’attività chirurgica, attraverso una struttura dedicata di “operation management”, che si configura come una esperienza assolutamente innovativa nel panorama nazionale.

A fronte di chi continua sistematicamente a “picconare” il sistema pubblico, auspicando il cambiamento verso nuove forme (privato, quasi-mercato, universalismo selettivo, sistemi integrativi) giustificandolo con la “insostenibilità” del sistema di welfare universalistico, rispondiamo con il dato di fidelizzazione dei cittadini della provincia di Reggio Emilia: nella produzione di ricoveri la parte pubblica della azienda rappresenta il 90% della casistica a fronte di una media regionale del 70%. Questo vuol dire che nonostante quanto racconta qualcuno, il cittadino di Reggio sa scegliere e riconosce nella nostra azienda  un sistema efficiente e di qualità.

Non c’è null’altro da dire: se si vuole entrare nel merito specifico di singole realtà o di singoli casi, i nostri professionisti sono disponibili a qualsiasi confronto pubblico, forti anche del consenso che quotidianamente riceviamo dai cittadini, che apprezzano il livello raggiunto dalla Sanità della nostra Provincia e che nessuna polemica strumentale e priva di fondamento può ridimensionare.

 

                                                                                                              La Direzione Generale