Anoressia e Bulimia: si abbassa l'età media ed aumenta il numero degli adolescenti interessati. Il 10 Ottobre all'Ospedale di Reggio Emilia sarà una giornata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare

Con l'Open Day test, visite, counselling offerti dal team di esperti. L’iniziativa è promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute Donna in occasione della Giornata Mondiale sulla Salute Mentale

Reggio Emilia, 8 Ottobre 2014

Le giovani pazienti con disturbi del comportamento alimentare (Dca) e le loro famiglie devono sapere che non sono sole con il loro problema. All’Arcispedale Santa Maria Nuova c’è un team di cura specificamente formato, guidato dalla dottoressa Enrica Manicardi, responsabile della Struttura di Diabetologia e Disturbi del comportamento alimentare, in grado di affrontare sia i problemi del corpo sia  il disagio psicologico che ne  è all'origine. 
 
Venerdì 10 ottobre dalle 10:00 alle 12:30 all’Ospedale di Reggio Emilia si svolgerà l'iniziativa  Porte aperte per favorire l'incontro con i  professionisti che si fanno carico delle pazienti più gravi colpite da Dca e che potrebbero avere necessità di un ricovero ospedaliero. Sarà anche l’occasione per la valutazione di abitudini e disturbi alimentarivisite e momenti di counselling e informazione con materiale dedicato.
I disturbi del comportamento alimentare (Dca) sono malattie psichiatriche, caratterizzate da un anomalo rapporto con il cibo. Le condotte alimentari non fisiologiche possono avere effetti negativi sul corpo anche gravi.
Nel caso dell’anoressia nervosa (AN) la grave perdita di peso porta, nel 5% dei casi ad una emergenza metabolica: è soprattutto il cuore a risentirne, il cui battito molto rallentato e la cui portata assai ridotta richiedono rapidi interventi di integrazione elettrolitica e calorica, da effettuarsi in regime di ricovero ospedaliero. 
 
Sono una media di 10 all'anno al Santa Maria Nuova i ricoveri per anoressia nervosa ed ognuno di questi dura da un minimo di 30 giorni a un massimo di 6 mesi.  
L’estrema magrezza delle pazienti, infatti, rende delicata anche la fase di ripresa del peso corporeo, che va ottenuta in spazi temporali dilatati.
Si tratta per la maggior parte di ragazze giovani, poco consapevoli di essere ammalate, contrarie ad aumentare di peso, con atteggiamenti quasi sempre oppositivi rispetto alla cura, che si trovano, da un giorno all’altro, in un letto di ospedale senza conoscere chi si occuperà di loro e senza condividerne gli obiettivi.
L'iniziativa del 10 Ottobre nasce per  creare un rapporto di fiducia tra paziente e professionista, dando la  possibilità di conoscere alcuni degli specialisti che ogni giorno lavorano in squadra sui disturbi dell’alimentazione. Sarà possibile eseguire indagini alimentari con l'ausilio del  biologo nutrizionista Mirco Tedeschi, con conteggio dell’apporto calorico e, ove necessario, sottoporsi ad una visita internistica, a cura della Dott.ssa Enrica Manicardi. Le pazienti con sospetto DCA, inoltre, potranno accedere a colloquio con la psicologa, Dott.ssa Giulia Camozzi.
All'evento pubblico del pomeriggio, previsto dalle 17:00 alle 18:30 nelle aule della formazione del Santa Maria Nuova al piano -1, verrà presentato l'intero team  della Struttura che segue le pazienti sia nel settore della degenza ordinaria che in quello di day hospital e che potrà rispondere alle domande degli intervenuti.
 
Chi lo desidera potrà visitare il Reparto. 
 
L’Ufficio Stampa
 
 
IN ALLEGATO: il programma dell’Open day 
 

APPROFONDIMENTO 

Intervista alla dottoressa Enrica Manicardi, responsabile della Struttura semplice dipartimentale di Diabetologia Ospedaliera e Disturbi del comportamento alimentare
 
All’interno del Santa Maria Nuova sono presenti dal 1997 letti di degenza dedicati alla cura di pazienti con Disturbi del comportamento alimentare e dal 2011 fanno parte della Struttura Semplice Dipartimentale di Diabetologia e DCA sotto la responsabilità della dottoressa Enrica Manicardi.
  
Quante sono in un anno le ospedalizzazioni per disturbi del comportamento alimentare?
I ricoveri rappresentano il 5% dei casi di anoressia seguiti dall’Ausl di Reggio che variano complessivamente dai 200 ai 300 all’anno, ma la durata nel tempo del ricovero ospedaliero è il vero problema visto che restare in ospedale anche 6 mesi significa perdere la scuola e i contatti con il giro di amici, in pratica restare a lungo isolati dalla realtà esterna.
 
Quando si arriva al ricovero?
Nel caso di disturbi come l’anoressia nervosa la grave perdita di peso porta a un’emergenza del metabolismo e a un battito del cuore così rallentato che sono richiesti rapidi interventi di integrazione elettrolitica e calorica da effettuarsi in regime di ricovero ospedaliero.
 
I pazienti di solito si rendono conto della necessità dell’ospedalizzazione e la accettano?
Purtroppo il peso è il chiodo fisso e pur di tenerlo sotto controllo sono parecchi quelli che si oppongono al ricovero. Per fare un esempio ho avuto un paziente maschio alto un metro e 60 cm che pur pesando 23 chili e quindi con un indice di massa corporea inferiore a 10 rifiutava di essere ricoverato.
 
Da chi è composta l’equipe di professionisti che affronta e gestisce ogni singolo caso?
La squadra è composta da un nutrizionista, un dietista e una psicologa. In base alle evidenze cliniche possono essere coinvolti  anche lo psichiatra o il neuropsichiatra per i più piccoli, lo psicologo famigliare e il terapeuta di gruppo.
 
Qual è il profilo di chi si ammala?
Il rapporto è sempre di 9 femmine per 1 maschio. L’età più a rischio è quella della   adolescenza: dai 13 ai 19 anni. Ma oggi c’è un dato preoccupante: l’età in cui ci si ammala si sta abbassando. Abbiamo casi di bambine che presentano disturbi già alle scuole elementari, a 10 o addirittura 8 anni. Per tutti i casi il peso è un’ossessione, ma il disagio che si cela dietro è legato a molti e differenti fattori.
 
Ce ne può elencare alcuni?
Ci sono una complessità di motivazioni sottostanti, secondo un modello che definirei bio-psico-sociale. In sostanza si tratta di una malattia risultante dall’interazione di molteplici fattori biologici, genetici, ambientali, sociali, psicologici e psichiatrici. Il dato comune è che da parte del paziente c’è sempre una ossessiva sopravvalutazione dell’importanza del proprio peso e corpo e una necessità di stabilire un controllo su di esso. Anzitutto c’è una predisposizione che noi definiamo genetica-caratteriale. Si tratta di ragazzine che tendono a essere perfezioniste, molto ordinate e “brave” in tutto. Sovente queste frequentano il liceo. Poi c’è un fattore ambientale: la pubblicità, la televisione, il fisico magrissimo delle modelle, il cibo dietetico osannato da ogni parte. In terzo luogo c’è la famiglia: il rapporto con genitori con disturbi psichiatrici o essi stessi portatori di problemi di natura alimentare. C'è, inoltre, l’idea sempre più diffusa  nel nostro contesto sociale che chi è magro non solo è più sano, ma ha più successo. Ovviamente il quadro è composito e non si esaurisce con pochi spunti.
 
Si guarisce una volta per tutte? In quanto tempo?
Il 50% ne esce in 2 o 3 anni in maniera definitiva. L’altro 50% si divide in due. Il 10-15% cronicizza, il resto guarisce parzialmente, che vuol dire che è sempre un pochino a rischio in special modo nei momenti più critici della vita, per esempio nel post parto.